Piede piatto e piede cavo: come riconoscerli e quando intervenire
Guardando l’impronta del proprio piede può capitare di notare che l’arco plantare è quasi completamente appoggiato a terra oppure, al contrario, particolarmente accentuato.
Si parla comunemente di piede piatto e piede cavo.
Ma avere una forma del piede diversa da quella considerata “normale” significa necessariamente avere un problema?
Non sempre.
La forma del piede, da sola, non basta per stabilire se sia necessario intervenire. Ciò che conta è capire come quel piede funziona, come distribuisce i carichi e se provoca sintomi o limitazioni nella vita quotidiana.
Cos’è il piede piatto?
Nel piede piatto l’arco plantare interno risulta ridotto e una porzione maggiore della pianta del piede tende ad appoggiarsi al terreno.
È una condizione che può presentarsi con caratteristiche e gradi differenti e che deve essere interpretata anche in relazione all’età.
Nei bambini piccoli, ad esempio, un arco plantare apparentemente poco evidente può rientrare nelle normali fasi dello sviluppo. Per questo osservare un piede “piatto” non significa automaticamente che sia presente una patologia o che sia necessario utilizzare un plantare.
Nell’adulto, invece, è importante distinguere una conformazione presente da molti anni da una modificazione comparsa o peggiorata nel tempo, soprattutto quando associata a dolore o difficoltà durante il cammino.
Cos’è il piede cavo?
Il piede cavo presenta caratteristiche opposte: l’arco plantare è particolarmente accentuato e la superficie del piede che entra in contatto con il terreno può risultare ridotta.
Questo può determinare una maggiore concentrazione dei carichi in alcune zone, in particolare a livello del tallone e dell’avampiede.
In alcuni pazienti il piede cavo non provoca disturbi significativi. In altri può essere associato a dolore, callosità ricorrenti, instabilità della caviglia o difficoltà nell’utilizzo di determinate calzature.
Anche in questo caso, quindi, non basta osservare la forma del piede.
Bisogna capire come si comporta durante il movimento.
Come riconoscere un possibile problema?
Alcuni segnali possono suggerire l’opportunità di una valutazione specialistica.
Dolore ai piedi o alle caviglie, affaticamento durante la camminata, callosità che continuano a formarsi nelle stesse zone, sensazione di instabilità o consumo particolarmente irregolare delle scarpe sono elementi che meritano attenzione.
Anche la difficoltà nel praticare sport, camminare a lungo o rimanere molte ore in piedi può essere un motivo per approfondire.
Nel bambino, invece, possono attirare l’attenzione dei genitori una particolare modalità di cammino, frequenti lamentele di dolore o affaticamento e difficoltà durante alcune attività.
Questi segnali non permettono da soli di formulare una diagnosi, ma possono indicare la necessità di una valutazione.
Piede piatto o piede cavo significa necessariamente plantare?
No.
Non tutti i piedi piatti e non tutti i piedi cavi necessitano di un plantare.
La decisione dovrebbe derivare dalla valutazione complessiva della persona, dei sintomi, della funzionalità del piede e degli obiettivi del trattamento.
Quando indicato, un plantare personalizzato può essere utilizzato per intervenire sulla distribuzione dei carichi, supportare determinate funzioni del piede o contribuire alla gestione dei sintomi.
In altri casi possono essere più appropriati esercizi, indicazioni sulle calzature, un percorso riabilitativo, il semplice monitoraggio nel tempo o ulteriori approfondimenti specialistici.
Il punto di partenza non dovrebbe quindi essere chiedersi “Ho bisogno di un plantare?”, ma:
“Perché ho questi sintomi e come funziona realmente il mio piede?”
La valutazione biomeccanica
Una valutazione specialistica permette di andare oltre ciò che vediamo semplicemente osservando il piede.
È possibile analizzare l’appoggio, la mobilità, la distribuzione dei carichi e il comportamento del piede durante il cammino, mettendo questi elementi in relazione con i sintomi e con le esigenze della persona.
Due piedi apparentemente molto simili possono infatti comportarsi in maniera differente.
Ed è proprio per questo che il trattamento non dovrebbe essere deciso soltanto sulla base della forma del piede.
Quando è consigliabile intervenire?
La presenza di dolore persistente, limitazioni nelle attività quotidiane, difficoltà durante lo sport o cambiamenti progressivi nella forma e nella funzionalità del piede sono buoni motivi per richiedere una valutazione.
Nel bambino, il momento e la necessità di un eventuale intervento dipendono dal tipo di condizione, dall’età, dai sintomi e dall’evoluzione nel tempo.
Nell’adulto è particolarmente importante approfondire quando un cambiamento dell’arco plantare compare progressivamente o è accompagnato da dolore.
Non guardiamo soltanto la forma del piede. Guardiamo come funziona.
Presso l’Istituto Podologico Dott. Panseri, la valutazione parte dalla persona.
Ascoltiamo i sintomi, osserviamo il piede e analizziamo la sua funzionalità per comprendere se ciò che appare come un piede piatto o un piede cavo rappresenti realmente un problema e quale percorso sia più appropriato.
Quando necessario, l’approccio multidisciplinare dell’Istituto permette inoltre di integrare differenti competenze mediche e sanitarie.
Perché non esiste un piede “sbagliato” soltanto perché è diverso.
Esiste un piede che deve essere compreso prima di decidere se e come intervenire.